Liquidità aziendale: conviene il conto corrente o il conto deposito?
In Italia, quasi il 90% della liquidità bancaria delle imprese è detenuta in strumenti di conto corrente, la cui funzione primaria è quella di supporto ai pagamenti. Al contrario dei conti deposito, che tipicamente prevedono di vincolare la liquidità per un periodo determinato di tempo, i conti corrente permettono infatti la movimentazione giornaliera del capitale.
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Ma, al di là della possibilità di prelievo, quali sono le differenze tra i due strumenti quando si tratta di rendimenti? Quale dei due è meglio scegliere?
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Come vedremo nei prossimi paragrafi, le differenze riguardano principalmente due aspetti:
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Tasso d’interesse lordo
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Considerazioni Fiscali
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Tasso d’Interesse Lordo
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Osservando i dati della Banca Centrale Europea aggiornati al 31 ottobre 2025 è evidente che vi sia un differenziale significativo (1,38%) tra i livelli di remunerazione lordi della liquidità detenuta in strumenti di conto corrente rispetto che in conti deposito.

Cosa spiega questa differenza?
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Naturalmente, poiché i conti deposito prevedono generalmente vincoli sulla possibilità di prelievo del capitale per un periodo predefinito di tempo (ad esempio, 3-6-12 mesi), il livello dei loro tassi di remunerazione lordi è più alto.
Le imprese, infatti, vengono ricompensate per l’accesso limitato al capitale per un periodo esteso di tempo. Le banche, dall’altro lato, sono in grado di offrire livelli di remunerazione più alti in quanto i limiti sulla possibilità di prelievo rappresentano garanzia di maggiore stabilità di questa fonte di finanziamento, con risvolti positivi sia a livello operativo che regolamentare, e quindi economico.
Considerazioni Fiscali
Per quanto riguarda la liquidità bancaria, le imposte sono principalmente di due tipi:
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Imposta di bollo sul capitale depositato
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Imposta sostitutiva sugli interessi maturati
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Imposta di Bollo
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Per le imprese, le regole relative alle imposte di bollo sono le seguenti:
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Conto Corrente: imposta fissa di €100 / anno, indipendentemente dalla giacenza media, ma pro-rata per i giorni di apertura del conto nel periodo d’imposta.
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Conto Deposito: imposta proporzionale dello 0,20% annuo sulla giacenza media, con un massimale di €14.000.
Il calcolo dei giorni di apertura del conto e della giacenza media sono quindi elementi determinanti per comprendere, a parità di altre condizioni, quale dei due strumenti sia fiscalmente più conveniente.
In caso di conto corrente, l’imposta di bollo si calcola pro-rata per i giorni di apertura del conto nel periodo d’imposta, ed è quindi pari a:​
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Per un conto corrente aperto per soli 3 mesi, l’imposta sarà quindi:
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In caso di conto deposito, invece, a rilevare è la giacenza media. La formula di calcolo è la seguente:
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Che si traduce in un’imposta di bollo per conti deposito pari a:
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Di conseguenza, assumendo di sottoscrivere un conto deposito di 3 mesi (90 giorni), l’imposta di bollo dovuta sarà pari a:​​
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Imposta Sostitutiva sugli Interessi Maturati
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Gli interessi maturati su strumenti di conto corrente e conto deposito sono soggetti a imposta sostitutiva del 26%. L’imposta, in entrambi i casi, è quindi pari a:
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Scenari: quando conviene uno strumento rispetto all’altro?
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Dal punto di vista fiscale e a parità di tasso lordo (assunzione forte), essendo l’imposta sostitutiva sugli interessi lordi la medesima, sarà sempre più conveniente detenere liquidità sul conto corrente per importi superiori a €50.000, assumendo un periodo di apertura del conto corrente pari al periodo di giacenza del conto deposito (0,20% x €50.000 = €100). Questo perché l’imposta di bollo massima sul conto corrente è pari a €100, mentre sul conto deposito aumenta con l’aumentare della giacenza media (fino al tetto di €14.000).
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Tuttavia, a livello di tasso netto, conviene generalmente depositare in conti deposito in quanto riconoscono livelli di remunerazione significativamente più alti, che più che compensano il maggiore peso fiscale.
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Per capire questo concetto, abbiamo ipotizzato due scenari di investimento della liquidità aziendale, sempre assumendo che i giorni di apertura del conto corrente corrispondano a quelli di giacenza del conto deposito, e siano pari a 365 giorni: €50.000 e €200.000.
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Scenario A: Liquidità di €50.000
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Imposta di bollo
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Conto Corrente: €100.
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Conto Deposito: 0,20% x €50.000 = 100 €.
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Di conseguenza, il costo del bollo è identico per entrambi gli strumenti. La scelta dipenderà dai tassi di interesse lordi offerti dal conto deposito rispetto al conto corrente.
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Scenario B: Liquidità di €200.000, tasso lordo del conto corrente = 0,50% e del conto deposito = 2,00%
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Conto Corrente: imposta di bollo pari a €100 e imposta sostitutiva pari a 0,50% x €200.000 x 0,26 = €260, con un rendimento netto pari a €200.000 x 0,50% - €100 - €260 = €640, o 0,32%.
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Conto Deposito: imposta di bollo pari a 0,20% x €200.000 = €400 e imposta sostitutiva pari a 2,00% x €200.000 x 0,26 = €1.040, con un rendimento netto pari a €200.000 x 2,00% - €400 - €1.040 = €2.560, o 1,28%.
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Mantenere 200.000 € sul conto corrente è fiscalmente più "leggero", ma il rendimento generato dal conto deposito è 4 volte più alto.
Riassunto dei Rendimenti Netti (Scenario B)







Conclusioni: Quale scegliere nel 2026?
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La scelta non deve basarsi solo sul carico fiscale, ma sul rendimento netto complessivo e sulle esigenze di liquidità.
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Il conto corrente è uno strumento transazionale: lasciarvi depositate cifre elevate significa subire una perdita di potere d'acquisto dovuta all'inflazione, nonostante il bollo ridotto, poiché la maggior parte delle banche non riconosce rendimenti elevati.
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Al contrario, il conto deposito, pur avendo un costo fiscale proporzionale più alto, è finalizzato a generare interessi che, nella maggior parte dei casi, coprono sia il bollo che la ritenuta fiscale, garantendo un guadagno reale. Inoltre, per potervi accedere in modo flessibile, è possibile utilizzare i conti deposito svincolabili, che permettono sia di accedere a tassi significativamente più alti dei conti correnti sia di mantenere opzioni di smobilizzo in caso di necessità.
Soluzione e Consiglio pratico
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Non esiste una soluzione unica: la scelta dipende dalle esigenze specifiche dell’impresa, come l’importo da investire, l’orizzonte temporale e la necessità di mantenere la possibilità di prelievo.
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