Nel nostro articolo del 18 giugno, Tassi al rialzo: per le aziende è il momento di agire sulla liquidità, raccontavamo la fine di una pausa durata quasi tre anni. La BCE aveva infatti appena portato il tasso sui depositi dal 2,00% al 2,25%, il primo rialzo dal settembre 2023. Nel meeting successivo di luglio la banca si era fermata con voto unanime, ma il 10 settembre si torna al tavolo, e questa volta la domanda non è più se la BCE alzerà ancora i tassi. È di quanto, e fino a quando.
Lo dicono, con rara unanimità, sia gli economisti sia i mercati. Un sondaggio Reuters di metà agosto trova l'83% degli intervistati (57 su 69) convinto di un rialzo da 25 punti base al 2,50%; i futures monitorati da ECB Watch, al 21 agosto, assegnavano addirittura il 95% di probabilità allo stesso scenario. Anche l'Euribor a 3 mesi si è già mosso di conseguenza, salendo al 2,524%.
Quali sono le cause?
A spingere in questa direzione non è un'economia surriscaldata, ma il petrolio. Dallo scoppio del conflitto USA-Israele-Iran a fine febbraio, il transito nello Stretto di Hormuz — 130 navi al giorno prima della crisi — si è ridotto a una decina, con un flusso di greggio stimato tra 7 e 9 milioni di barili contro i 20 milioni pre-guerra. Il Brent viaggia intorno ai 90 dollari, un quarto in più rispetto ai livelli pre-conflitto, e si vede nei numeri dell'inflazione: 2,9% a luglio nell'eurozona, un punto pieno sopra il target del 2%. Per Philip Lane, capo economista BCE, quello scarto "non è marginale" quando si calibrano i tassi — anche se lo definisce uno shock "medio", lontano dal 10,6% dell'ottobre 2022.
Dove prezza il mercato il tasso sui depositi BCE
Le probabilità implicite dei mercati sulle tre riunioni rimaste nel 2026 raccontano bene dove sta andando il mercato:
A dicembre lo scenario più probabile non è più il 2,50% raggiunto a settembre, ma il 2,75%: il mercato prezza infatti un secondo rialzo entro fine anno, non solo uno. E un 3,00% — quasi l'11% di probabilità — non è un'ipotesi da scartare del tutto.
Restano, va detto, numeri che fotografano una scommessa, non una certezza. La pausa di luglio è nata dalle resistenze di una parte del board dovute al fatto che l'economia dell'eurozona si era contratta dello 0,2% nel primo trimestre, e uno shock energetico che spinge l'inflazione mentre frena la crescita divide facilmente un consiglio direttivo. Lo staff BCE presenterà scenari su petrolio e gas prima di settembre, e la decisione dipenderà più dall'evoluzione della crisi di Hormuz che dai dati già noti.
Cosa significa per la tesoreria aziendale
Per chi gestisce la liquidità aziendale, il filo che lega giugno a dicembre è lo stesso che avevamo indicato nell'articolo precedente: il divario tra il tasso BCE e lo 0,5-0,6% medio ancora riconosciuto alle imprese italiane sui conti correnti. Con un deposit rate che a dicembre potrebbe viaggiare al 2,75%, quel divario si allarga ulteriormente. E se il mercato ha ragione sul fatto che la stretta si esaurisce entro l'anno, la finestra per bloccare rendimenti a queste condizioni potrebbe non restare aperta a lungo: mappare la liquidità vincolabile e scalare le scadenze tra breve e lungo termine sono le mosse da valutare adesso, non a gennaio.
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